La vitamina D è uno degli ormoni più antichi nella storia degli esseri viventi.

La sua storia evoluzionistica spiega il motivo per cui si sia sviluppata come uno dei principali regolatori del metabolismo minerale e scheletrico nei vertebrati.

Quattrocento milioni di anni fa i primi vertebrati che si avventurarono sulla terra dall’oceano dovettero affrontare un’enorme crisi.

Durante la loro evoluzione nell’ambiente acquatico ricco di calcio avevano sviluppato molteplici meccanismi per utilizzare questo elemento in processi cellulari e metabolici, essendo il calcio facilmente assorbito dalle branchie o attraverso le squame per osmosi. Il calcio era divenuto componente fondamentale dello scheletro degli animali marini.

I vertebrati marini che per primi si trasferirono sulla terraferma dovettero quindi sviluppare meccanismi per utilizzare le scarse quantità di calcio disponibili, allo scopo di continuare a mantenere i processi metabolici e cellulari calcio-dipendenti e fornire un adeguato quantitativo di questo elemento per la mineralizzazione scheletrica. Si sviluppò pertanto un meccanismo per assorbire il calcio presente nella dieta, mediante una stretta relazione tra sole e calcio, tesa a promuovere l’assorbimento intestinale del calcio.

È dimostrato infatti che la fotosintesi della vitamina D esiste da 750 milioni di anni in quanto presente in fossili viventi di quell’epoca. Tale meccanismo fotosintetico è stato mantenuto dai vertebrati sulla terraferma, allo scopo di produrre nella pelle, per azione dei raggi solari, la vitamina D3.

Nell’uomo, la pigmentazione cutanea si è rapidamente adattata in tempi geologici relativamente brevi a condizioni di diversa entità di irraggiamento ultravioletto. La duplice pressione selettiva della fotoprotezione e della produzione di vitamina D3 ha determinato una duplice variazione geografica. Allontanandosi dall’equatore, a partire da latitudini di 30°N, è l’aumentata necessità di produzione cutanea di vitamina D in condizioni di insufficienza di raggi ultravioletti che ha determinato una riduzione della pigmentazione cutanea. Viceversa, avvicinandosi all’equatore, la necessità di proteggere le ghiandole sudoripare da un eccesso di raggi ultravioletti ha determinato l’aumento della pigmentazione cutanea.

In movimenti migratori relativamente recenti, il mancato adeguamento della pigmentazione cutanea ha determinato la comparsa di sindromi carenziali in individui di origine africana viventi a latitudini superiori a 30°N.

Fonti:
Cianferotti, L., Marcocci, C. Vitamina D: la storia antica di un ormone moderno. L’Endocrinologo 11, 121–129 (2010). https://doi.org/10.1007/BF03344713